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L’origine di tali festicciole si perde nella notte dei tempi e queste poche notizie che qui venivano esponendo, non hanno nessuna pretesa di veridicità ed ufficialità, ma sono il frutto di ricordi che spontaneamente vengono trasmessi di generazione in generazione e che vengono gelosa- mente custodite, quale patrimonio collettivo nel cuore dei

nostri concittadini. La prima di queste festicciole cade il 25 febbraio, in pieno inverno, ed è, delle tre, quella che più si perde nella leggenda. Si racconta, dunque, che Lentella, Paese essenzialmente agricolo, fosse particolarmente rinomato nell’allevamento dei suini e nella fabbricazione e conservazione di salumi di eccezionale qualità. La fama di queste qualità si sparse ovunque, fino ad arrivare nelle Puglie da dove, per anni, e proprio a febbraio, venivano briganti numerosi a saccheggiare ed a fare bottino. Il popolo lentellese, stanco di subire, decise di reagire per porre rimedio a tale situazione. Ma cosa fare?
Ci fu chi consigliò di armarsi, chi di incutere spavento ai briganti col tendere loro agguati, chi di opporsi loro decisamente.

 
 
 

Alla fine prevalse la decisione di farsi incontro ai briganti, portando in processione i santi Cosimo e Damiano.
Il popolo attese con decisione, ma con grande fede nei Santi, l'arrivo dei banditi. Quando finalmente fu avvistato l'arrivo dei briganti le campane cominciarono a suonare a distesa ed il popolo, con le sta -

 

tue dei Santi Protettori, si avviò verso la fine del Paese per impedire agli invasori l’ingresso. Sempre stando ai ricordi, si dice che sia stata una sparatoria e che un brigante sia rimasto ucciso.
Successivamente corse voce che, tra la folla, i Santi Medici, in divisa da ufficiali, abbiano messo in fuga i briganti, che impauriti da tale presenza, improvvisamente fuggirono, lasciando finalmente libero il Paese.
Il saccheggio non si ripeté più e, da quell’anno, ininterrottamente si celebra la festa il 25 febbraio, come ringraziamento ai Santi per la grazia ricevuta. C’è, però, anche un altro episodio particolare che contribuì a consolidare l’istituzione di tale festa. Questo episodio risale a circa 65 anni fa, allorché un contadino, un certo Di Ienno Giuseppe, che abitava in campagna in una casa di vecchia costruzione, si trovò coinvolto in un autentico diluvio che durò per tre giorni. Pioggia e vento premevano con grandissima violenza sulle fragili mura della casa e il Di Ienno dovette vegliare giorno e notte per tentare di controllare la furia degli eventi atmosferici. Alla fine, stanco, si addormentò. Come poi ebbe modo di raccontare, in sogno gli apparvero i Santi che gli dissero di uscire perché la casa stava per crollare. Svegliatosi, fece appena in tempo a [...]